IL SISTEMA A SLANCIO TIROLESE (di Matteo Padovani)

Questo sistema, che costituisce un’importante variante dello slancio tradizionale, prende il nome dal Tirolo, sua regione alpina di origine, oggi geograficamente compresa fra Austria e Italia. La caratteristica fondamentale dello slancio tirolese è la possibilità di limitare il suono della campana unicamente alla fase di massima intensità, eliminando i periodi iniziali e finali, tipici invece dello slancio tradizionale, in cui i rintocchi appaiono più deboli e irregolari. La limitazione del suono avviene tramite il bloccaggio e lo sbloccaggio del battaglio durante l’oscillazione del bronzo. Il battaglio, quando la campana è in posizione di riposo, è bloccato, e vi rimane anche quando la campana viene messa in movimento, quindi le prime oscillazioni avvengono nel silenzio più assoluto. Solamente quando l’ampiezza di oscillazione è massima il battaglio viene rilasciato, ed il suono inizia istantaneamente esprimendo la sua massima potenza. Al termine del suono il battaglio viene ripreso ed il suono si interrompe improvvisamente, con un suggestivo effetto di sospensione, mentre la campana continua silenziosamente ad oscillare fino al raggiungimento della posizione di riposo. Con questo sistema la durata del suono può essere determinata con estrema precisione in base al tempo oppure al numero dei rintocchi desiderati. L’esigenza di ottenere un suono con un simile livello di controllo e definizione è sorta nel secolo XV, quando alcuni campanari, che già suonavano dalle celle campanarie, idearono un singolare metodo di bloccaggio e sbloccaggio del battaglio utilizzando la corda di azionamento fissata alla cavalletta. Tale sistema di suono, praticato manualmente fino a poco oltre la metà del secolo XX, prevedeva che la campana, quando si trovava in posizione di riposo, avesse il battaglio bloccato tramite un giro di corda attorno al peduncolo.

Per l’illustrazione dello storico metodo manuale mi affido ai disegni di Agostino Raff, suonatore a Cles (Val di Non, TN) intorno all’anno 1950. La sequenza dei disegni è utile più di qualsiasi parola per comprendere le fasi di suono e l’abilità richiesta agli esecutori. Ringrazio Agostino Raff per la gentile collaborazione.


Sopra le fasi del suono manuale, sotto a destra esempi di sistemi automatici esterni di bloccaggio del battaglio

Intorno agli anni ’30 del secolo XX, con l’introduzione degli impianti di elettrificazione, comparvero i primi sistemi automatici di bloccaggio, di solito esterni al vaso bronzeo, il cui principio di funzionamento è ancora oggi invariato. Essi sono costituiti da una lunga asta inclinata, fissata al ceppo, alla cui estremità inferiore è montato un dispositivo ad elettrocalamita con un sistema di ancoraggio del battaglio. In altri casi, meno frequenti, il dispositivo automatico è completamente interno alla campana. La velocità di oscillazione delle campane a slancio tirolese è leggermente inferiore rispetto a quelle montate a slancio tradizionale, in quanto i ceppi di sostegno, generalmente un po’ più pesanti e voluminosi, provocano un certo rallentamento. L’elevata ampiezza media di oscillazione , intorno ai 180°, consente ai sacri bronzi una resa ideale del suono, e l’elevato spazio temporale fra i singoli rintocchi permette all’orecchio di distinguere molto bene i toni parziali e di cogliere moltissime sfumature sonore. Nel versante italiano del Tirolo, l’Alto Adige, è consuetudine che le campane compiano oscillazioni di notevole ampiezza, anche superiori ai 240° (foto sotto). Secondo gli storici locali, l’origine di tale usanza deriverebbe da precise richieste degli antichi abitanti dei masi, i quali, vivendo sulle alture, avvertivano in lontananza e talvolta con difficoltà il suono delle campane proveniente dal fondovalle, mentre un’eventuale oscillazione più ampia avrebbe consentito al suono di espandersi con maggiore potenza.


Sotto, è visibile l'ampio angolo di rotazione descritto dalle campane maggiori durante un concerto solenne
A sinistra la Augustinusglocke o Kaiserglocke, campana maggiore dell'Abbazia Muri-Gries in Bolzano.
A destra la Annamaria, campana maggiore di S.Paolo di Appiano (BZ). I dati sono in fondo alla pagina.


Lo slancio tirolese viene universalmente adottato in tutto il Tirolo (italiano ed austriaco), e gli impianti automatici riproducono molto fedelmente l’espressività del suono manuale di un tempo. Il sistema ha conosciuto una certa diffusione anche in varie località di regioni più o meno confinanti con il Tirolo, come ad esempio il Trentino, le Dolomiti Bellunesi, l’alta Valtellina, la Baviera, il Salisburghese. La maggiore campana che suona a slancio tirolese è la “Concordia 2000” di Plan De Corones (BZ), sistemata all’aperto su una struttura monumentale in cemento e acciaio. La campana pesa kg 18300 ed ha un dispositivo di bloccaggio interno al vaso bronzeo.


Suono solenne a rotazione completa praticato in Alto Adige

In Alto Adige, nella zona compresa tra Bressanone e la Val Pusteria, sono ancora oggi attivi alcuni gruppi di suonatori che mantengono inalterata l’antica tradizione del suono solenne a corda. Le campane ad azionamento manuale presentano il tipico ceppo a slancio tirolese, assieme alla storica cavalletta laterale alla quale è fissata la fune di manovra. Mancano invece i dispositivi automatici di bloccaggio dei battagli. Il suono solenne, che viene eseguito dai suonatori in cella campanaria, prevede innanzitutto il posizionamento dei bronzi con la bocca verticale, operazione di solito eseguita silenziosamente, con i battagli legati. Il suono solenne prevede la rotazione completa delle campane e successioni di singoli rintocchi in base a semplici sequenze melodiche, con esecuzioni che raggiungono un singolare livello di spettacolarità.

Montaggio della campana "a slancio tirolese" (clicca sull'immagine per ingrandirla).

In alcuni campanili del Tirolo, per ridurre al minimo le sollecitazioni alle strutture murarie, è stato adottato un ingegnoso dispositivo, il cosiddetto Pendolo ad oscillazione contraria, ideato intorno al 1970. Il dispositivo consiste in una massa oscillante che si muove in direzione contraria rispetto alla campana, provocando l’annullamento della spinta orizzontale. La massa oscillante, solitamente collocata al di sotto o al di sopra della rispettiva campana, è costituita da un ceppo in ferro, simile a quelli che sorreggono i sacri bronzi, al quale vengono appesi vari elementi sagomati in ghisa fino al raggiungimento di un peso considerevole, opportunamente calcolato. Sul fianco del ceppo è collocata una ruota di azionamento. La campana vera e propria, a sua volta, è dotata di due ruote: la prima è collegata direttamente al motore, mentre la seconda ha il compito di trasmettere il movimento alla massa oscillante. La ruota della massa oscillante e la seconda ruota della campana, di uguale diametro, sono collegate fra loro tramite una cinghia o catena incrociata, in tal modo l’ampiezza ed il periodo di oscillazione dei due corpi sono identici, ma le direzioni sono contrarie e di conseguenza le rispettive spinte orizzontali si annullano a vicenda.

"Pendolo ad oscillazione contraria" (clicca sull'immagine per ingrandire)

Il pendolo ad oscillazione contraria è particolarmente adatto nei casi di torri snelle o con struttura muraria leggera, sulle quali sono collocati bronzi sensibilmente pesanti.

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Links e documenti interessanti sulle campane e sul sistema di suono del Tirolo

Campane e Concerti notevoli dell'Alto Adige
Giudizio campanologico su S.Paolo in Appiano



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