EPOCA STORICA DI FUSIONE E FORMA DELLA CAMPANA (di Matteo Padovani)



La campana “Armen-Sünderglocke” nella chiesa di S. Maddalena di Breslavia (Polonia) fusa nel 1386 da Michael Wilde, e distrutta il 17 Maggio 1945. Nota nominale: SI2 Ø bocca: mm 2060 Peso bronzo: kg 5650
Disegno di Robert Assmus, 1875



Per poterci avvicinare in modo corretto ad una campana, è necessario procedere innanzitutto con un inquadramento storico.
Come ogni nobile espressione dell’arte e dell’intelletto umano, anche le campane hanno subito nel tempo un’evoluzione, ed ogni epoca ci ha lasciato campane più o meno accomunate da determinate caratteristiche. Chi intende valutare le campane, oltre alla necessaria preparazione tecnico – scientifica, deve possedere una conoscenza storica completa ed esauriente. Cercheremo ora, sia pur in modo sintetico, di rivolgere uno sguardo alle campane e al loro percorso evolutivo. Le regioni della Mitteleuropa propriamente detta hanno conosciuto nel tempo un percorso campanologico definito e per molti versi uniforme, ed ogni epoca ci ha lasciato campane di notevole valore e qualità. L’Italia si è invece comportata in modo abbastanza autonomo per storia e percorso evolutivo, e come ben sappiamo, la media qualitativa delle campane italiane è più bassa rispetto a quella di altre regioni europee. Tuttavia, secondo una recente affermazione del tedesco Kurt Kramer, massimo esperto mondiale della moderna scienza campanologica, sono stati attivi anche in Italia abili fonditori, e non mancano campane esemplari e di buona qualità; si tratta di un’affermazione che condividiamo in pieno. Accanto alle considerazioni storiche sulle campane europee, faremo riferimenti specifici su ciò che è avvenuto in Italia. Le campane più antiche furono realizzate in Cina nel 3000 a.C., anche se non si trattò di vere e proprie campane come le intendiamo noi, ma semplicemente di “gongs” fusi in rame. Oggetto del nostro studio è però la campana per uso Cristiano, poiché fu solamente con il Cristianesimo che la campana conobbe il lungo e complesso sviluppo che conosciamo. Nell’Impero Romano le campane venivano usate come segnale di richiamo pagano, ma il loro utilizzo Cristiano avvenne a partire dal sec. II d.C. I monaci missionari irlandesi e scozzesi, nel sec. VI d.C., diffusero l’uso della campana nell’Europa centrale, dando avvio ad una prima fase di sviluppo che continuò fino al sec. IX d.C. Le campane primitive, realizzate dapprima con una lamiera piegata, avevano forme poligonali, e le prime fusioni in bronzo ne richiamavano la forma.

Campana poligonale
in lamiera piegata e inchiodata.
Colonia, Kölnisches Stadtmuseum,
sec. VIII






Campana poligonale in bronzo.
Verona, Basilica di
San Zeno Maggiore, sec. IX


Le prime campane fuse a forma di vaso (sec. VIII) prevedevano la realizzazione dello stampo tramite tornitura. La forma a quel tempo diffusa è denominata ALVEARE, presente nelle due varianti di Alveare Anteriore (sec. VIII – IX) e Alveare Posteriore (sec. X – XII).






Bad Hersfeld (Germania),
campana “Lullusglocke”, 1040 circa
forma “Alveare Anteriore”








Odenthal (Germania),
campana fine sec. XI,
forma “Alveare Posteriore”


Nel sec. XI si specializzarono nella fusione di campane i frati benedettini, e si deve al monaco Teofilo (sec. XII) la stesura del primo “Trattato” sulla tecnica di fusione.

Nel sec. XII comparve la Forma PAN DI ZUCCHERO, di diffusione limitata in Europa ma assai diffusa in Italia; si tratta della classica forma stretta ed allungata che comunemente noi identifichiamo come “campana medioevale”. La sua diffusione nell’Italia Settentrionale e in Europa cessò nel sec. XIV, ma nell’Italia Centro – Meridionale alcuni fonditori mantennero caratteristiche morfologiche riconducibili alla forma Pan di Zucchero fino al sec. XIX.








Vittorio Veneto,
“Campana dell’Arengo”
Vincenzo e Vittore da Venezia, 1342
forma “Pan di zucchero”


Nel sec. XIII, grazie allo sviluppo del commercio e dei centri urbani, vennero richieste campane più grandi rispetto al passato, e iniziarono ad essere attivi i primi fonditori “laici”.
Nei sec. XII – XIV fece la sua comparsa in Mitteleuropa la Forma TRANSITORIA, così chiamata perché intermedia fra le precedenti forme altomedioevali e le successive forme gotiche e rinascimentali. Tale forma fu presente in due varianti cronologiche: Transitoria Anteriore (sec. XII) e Transitoria Posteriore (sec. XIII – XIV).




Duomo di Friburgo in Bresgovia (Germania)
campana “Hosanna”
MIb3, Ø mm 1610, kg 3289, anno 1258
forma “Transitoria Posteriore”



Nel Medioevo ebbe origine la Forma GOTICA, divisa cronologicamente nelle varianti Alto Gotica (sec. XIII – XIV) e Tardo Gotica (sec. XV – XVI). La forma Alto Gotica appartiene all’epoca medioevale, quando le campane erano ancora caratterizzate da un suono impuro ed impreciso, e risentivano delle limitate conoscenze fusorie fino a quell’epoca acquisite dai fonditori. Tali limiti, tuttavia, non impedirono la realizzazione di alcune campane contraddistinte da un suono unico ed esemplare.



Duomo di Bamberg (Germania)
campana “Heinrichsglocke”
DO#3, Ø mm 1799, kg 5200, anno 1311
forma “Alto Gotica”


I fonditori del primo Rinascimento (sec. XV) compirono determinanti studi sull’acustica della campana. La forma Alto Gotica venne migliorata allo scopo di ottenere una maggiore precisione e definizione del suono, e nacque così la forma Tardo Gotica, con la quale si definirono le relazioni esistenti fra la Nota di battuta (NOMINALE) ed i Toni parziali principali (PRIMA, TERZA, QUINTA, OTTAVA SUPERIORE, OTTAVA INFERIORE).
Il concetto di precisione tonale, che come vedremo è di estrema importanza nelle campane moderne, affonda le sue origini nel Rinascimento, e le moderne metodologie di analisi e giudizio iniziano ad assumere un significato più appropriato con le campane del sec. XV.
La forma Tardo Gotica viene anche più propriamente denominata “Rinascimentale”, ma per motivi di derivazione storica si tende a mantenere la denominazione “Tardo Gotica”. I fonditori ottocenteschi di area mitteleuropea, negli studi che avrebbero portato alla definizione delle campane moderne, si sarebbero ispirati proprio alle campane di forma Tardo Gotica dei sec. XV e XVI.
Nel Rinascimento furono attivi fonditori mitteleuropei straordinariamente abili, che realizzarono campane spettacolari, tutt’oggi considerate capolavori assoluti ed irripetibili. La più notevole e pregiata campana del sec. XV è sicuramente la “Pretiosa” del Duomo San Pietro di Colonia (immagine in basso). Notevole anche la campana “Le Bourdon” del Duomo di Strasburgo (LAb2, Ø mm 2220, kg 9000, 1427 Hans Gremp).

Colonia , Duomo S. Pietro, campana “Pretiosa”
SOL2, Ø mm 2400, kg 10800, anno 1448 Hans Brodermann e Christian Cloit
forma “Tardo Gotica”


Nel Rinascimento, grazie ai risultati ottenuti sulla precisione tonale e sulla qualità del suono, si iniziarono a considerare le possibilità musicali che le campane potevano offrire, e si diffusero i primi assiemi accordati, detti anche “concerti”.
Il fonditore olandese Gherardus Van Wou fu autore non solo della più famosa campana rinascimentale per eccellenza, la “Gloriosa” del Duomo di Erfurt in Germania (foto sotto), ma anche di complessi notevoli e musicalmente accordati, come le 13 campane in scala diatonica maggiore del Duomo di Utrecht in Olanda (campana maggiore FA#2, Ø mm 2272, kg 8227, anno 1505). Altra campana rinascimentale assai famosa, e di qualità paragonabile alla “Gloriosa” di Erfurt, fu sicuramente la “Halbpummerin” del Duomo S. Stefano di Vienna. Fra i migliori fonditori dell’epoca, ricordiamo anche i tirolesi Löffler, la cui dinastia risultò attiva per tutto il sec. XVI; di essi segnaliamo soprattutto la campana “Santa Ursula” del Duomo di Costanza (SI2, Ø mm 2065, kg 7000, anno 1584 Hans Christof Löffler).




Erfurt , Duomo S. Maria, campana “Gloriosa”
MI2, Ø mm 2570, kg 11367 anno 1497
Gherardus Van Wou,
forma “Tardo Gotica”





Monaco di Baviera (Germania), Frauenkirche
campana “Salveglocke”
LA2, Ø mm 2080, kg 7677, anno 1490 Hans Ernst


Vienna, Duomo S. Stefano,
campana “Halbpummerin” MI2, Ø mm 2580, kg 11648, anno 1558 Urban Weiss
(campana perduta nel 1945)




Fra le campane rinascimentali di buona qualità esistenti nel territorio italiano, segnaliamo: la “Lauretana” del Santuario della Santa Casa di Loreto (DO3, Ø mm 1840, kg 5000, anno 1515 Bernardino da Rimini), la “Mooskuh” di Lana Bassa, Bolzano (REb3, Ø mm 1662, kg 3226, anno 1526 Peter Löffler), la “Stèfena” di Revò, Trento (REb3, Ø mm 1425, kg 2000, anno 1534 fonditore anonimo), il “Rengo” della Torre dei Lamberti di Verona (immagine in basso), la campana maggiore del Duomo di Milano (LAb2, Ø mm 2132, kg 6200, anno 1582 Giovanni Battista Busca) e la campana maggiore del Duomo di Bologna (SI2, Ø mm 1665, kg 3329, anno 1595 J. Lamprecht e C. Vernizzi).




Verona, Torre dei Lamberti, campana “Rengo” SIb2, Ø mm 1831, kg 4215, anno 1557 Alessandro Bonaventurini

Nel sec. XVII vi furono alcuni fonditori abili nel riproporre le sagome rinascimentali; fra gli artisti più capaci si distinsero i Reinhart di Innsbruck, nella regione del Tirolo. In Olanda furono attivi i fratelli Francis e Peter Hemony, i quali si specializzarono molto bene nella fusione di campane per carillons, raggiungendo eccellenti risultati sia in termini di precisione tonale che di accordatura degli insiemi musicali.

All’inizio del secolo XVII alcuni fonditori itineranti provenienti dalla Lorena introdussero la Forma FRANCESE, caratterizzata da un suono morbido e totalmente equilibrato, e da proporzioni alleggerite rispetto alle forme Tardo Gotiche. La forma Francese determinò un influsso notevole e prolungato nel tempo nelle regioni mitteleuropee, e ancora oggi alcune fonderie francesi e tedesche realizzano campane con caratteri riconducibili alla forma Francese.






A destra: Aquisgrana, Duomo
campana SI2, Ø mm 1620, kg 2600, anno 1659
forma “Francese”


Verso la metà del sec. XVI, in alcuni paesi dell’area alpina (Svizzera, Austria, Germania del Sud) iniziò a diffondersi una forma di derivazione rinascimentale, detta Forma MANIERISTICA, molto versatile, contraddistinta da purezza di suono ed equilibrio della struttura tonale. La forma Manieristica, nel sec. XVIII, venne introdotta nel Nord Italia e adottata da alcuni fonditori, i quali vi conferirono caratterizzazioni personali mantenendone però i tratti morfologici essenziali. Con l’introduzione della forma Manieristica, il Nord Italia divenne una delle regioni campanologicamente più interessanti del Settecento europeo. Grazie alla precisione di suono che questa forma rendeva possibile, vennero introdotti nel territorio i primi concerti in scala musicale, e tale introduzione si sarebbe rivelata fondamentale per lo sviluppo dei sistemi di suono a rotazione completa. Fra i fonditori di maggiore rilievo attivi nel Nord Italia nel secolo XVIII, ricordiamo i Bonavilla (fonditori itineranti di origine francese attivi in Lombardia), Bartolomeo Bozzio di Milano, Domenico Crespi di Crema, i De Maria di Vicenza, Giuseppe Ruffini (attivo a Mantova, Verona e Trento), i Soletti (attivi nel Bresciano e nel Trevigiano). Data la caratterizzazione che la forma Manieristica assunse nel Nord Italia, caratterizzazione che sarebbe stata mantenuta anche nelle campane prodotte nei secoli successivi, riteniamo sia corretto parlare di forma Manieristica Padana.


Sopra: Lana di Sotto (BZ) campana fusa nel 1558 da Petrus Sermund di Bormio RE3, Ø mm 1320, kg 1526, forma “Manieristica”


A destra: Malgolo (TN) campana fusa nel 1749 da Joachim Reis forma “Manieristica”




forma “Manieristica”







S. Paolo di Appiano (BZ), campana “Anna Maria
SIb2, Ø mm 1836, kg 3950, anno 1701 Georg Grassmayr forma “Barocca Bressanonese”



In ambito europeo, le migliori campane fuse nel sec. XVIII possono con ogni probabilità essere considerate quelle realizzate da alcuni fonditori tirolesi, fra i quali segnaliamo Thomas Zwelfer e Michael Zach di Bolzano (forma Manieristica Bolzanese), Georg e Joseph Grassmayr di Bressanone (forma Barocca Bressanonese).


Se il periodo Barocco conobbe la sua massima espressione nel Sud Tirolo, e allo stesso tempo vide il miglioramento qualitativo del patrimonio campanario nel Nord Italia, non altrettanto si può dire in ambiente mitteleuropeo, dove anzi il livello medio delle campane subì un generale impoverimento. Un evento storico carico di ripercussioni politiche ed economiche fu la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648, conflitto europeo combattuto soprattutto in Germania); in seguito a tale evento avvenne una perdita di gran parte delle conoscenze precedentemente maturate dai fonditori. Le campane vennero sostanzialmente ridisegnate, e fu quindi introdotta la Forma BAROCCA EUROPEA, presente dalla seconda metà del sec. XVII al sec. XIX, caratterizzata da una diminuzione di peso ed un alleggerimento delle proporzioni rispetto al Rinascimento, a cui però non corrispose un adeguato studio tonale; le attenzioni erano quasi più rivolte all’aspetto estetico – decorativo che non a quello fonico.
 
La forma Barocca Europea si riconosce soprattutto dal bordo di percussione alquanto rialzato e sporgente rispetto alla parte superiore del vaso sonoro. Varianti della forma Barocca Europea sono state adottate da alcuni fonditori fino poco oltre la metà del sec. XX.














Görlitz (Polonia), Peter und Pauluskirche
RE2, kg 11180, anno 1696 Hans Hannibal Brosch,
forma “Barocca Europea”
(campana perduta nel 1917)





Fra le campane italiane notevoli di epoca barocca, esterne al contesto nordico, segnaliamo la campana maggiore di Santa Maria del Fiore di Firenze (LA2, Ø mm 2000, kg 5385, anno 1705 Antonio Petri), il “Campanone” ed il “Campanoncino” di San Pietro in Vaticano (immagini in basso), ed il “Campanone” di Gubbio (DO#3, Ø mm 1430, kg 1900, anno 1769 Giovanni Battista Donati e Angelo Mari).


Roma, San Pietro in Vaticano
“Campanoncino”, SIb2, Ø mm 1772, kg 3650
anno 1725 Innocenzo Casini


Roma, San Pietro in Vaticano
“Campanone”, FA2, Ø mm 2316, kg 8950
anno 1785 cav. Luigi Valadier



Agli inizi del secolo XIX iniziò nuovamente lo studio accurato delle sagome e della struttura tonale. I fonditori, che fino a quel momento erano stati in massima parte itineranti, iniziarono ad operare stabilmente in sedi fisse, favorendo in tal modo una maggiore regolarità nella produzione e una superiore qualificazione delle maestranze di fonderia; si iniziò quindi a parlare non solo di “fonditori” ma anche di “fonderie”.
Divennero inoltre più accurati i sistemi di rilevazione ed analisi tonale, e fu quindi possibile perseguire una migliore precisione in termini di accordatura.
Dal sec. XIX si può quindi iniziare a parlare di Forma MITTELEUROPEA MODERNA, che identifica il raggiungimento della migliore qualità di suono come prodotto complessivo dell’esperienza fusoria di tutte le epoche storiche. L’offerta iniziò a differenziarsi anche in base alla varietà di richieste da parte dei committenti, mentre lo sviluppo delle vie di comunicazione mise le varie ditte in concorrenza; le fonderie furono quindi indotte a lavorare producendo più tipologie di sagome.
Nell’Italia Settentrionale il lavoro dei fonditori fu condizionato dai sistemi di suono a “rotazione completa”, sistemi ai quali, a poco a poco, vennero adeguati la pressoché totalità dei campanili nelle rispettive zone di pertinenza (SistemaBolognese, SistemaAmbrosiano, SistemaVeronese), zone nelle quali, a partire dal secolo XVIII, si assistette ad un massiccio rinnovo del patrimonio campanario.



Campana di Domenico Crespi (a sinistra) e di Giuseppe Ruffini (a destra) Realizzate entrambe nella forma “Manieristica Padana” nel secolo XVIII, hanno costituito il modello di riferimento per vari fonditori successivamente attivi nel Nord Italia


La maggioranza delle campane attualmente esistenti nell’Italia Settentrionale è stata realizzata nei secoli XIX e XX, e la forma delle campane mantenne – e mantiene tuttora – i tratti essenziali della forma Manieristica Padana del sec. XVIII.
Fra i fonditori più meritevoli si distinguono, a mio avviso, i Bizzozero di Varese, i Cavadini di Verona ed i Chiappani di Trento (entrambi avviati dal Ruffini), i Pruneri di Grosio (avviati dai Soletti), i Brighenti di Bologna, i De Poli di Vittorio Veneto.
Questi fonditori, sia pur in modo diversificato e per periodi storici diversi e più o meno durevoli, raggiunsero alti livelli qualitativi e le loro capacità sono testimoniate da varie campane e concerti sparsi sui nostri territori. Al di sopra di tutti, in valore assoluto, si collocò indubbiamente la ditta Chiappani di Trento, la quale, nel periodo storico compreso fra la metà del secolo XIX ed il 1914, fu con ogni probabilità la migliore fonderia di campane d’Europa (secondo il parere di Cristopher Grassmayr, parere tuttavia condiviso da Ivo Radakovich e dal sottoscritto). La ditta Chiappani lavorava non solo per il Tirolo, ma anche per Austria e Svizzera, paesi dove le esigenze qualitative sono sempre state superiori alle nostre, e dove, pure a quel tempo, lavoravano abilissimi fonditori.

Le campane Chiappani vennero purtroppo quasi integralmente requisite durante la I Guerra Mondiale, ma i bronzi superstiti, così come le numerose testimonianze relative a quelli perduti, confermano la notevole capacità della ditta di realizzare campane contraddistinte da perfezione tonale, ottima resa timbrica, raffinata personalità. La campana “Augustinusglocke” dell’Abbazia Muri – Gries di Bolzano (figura in basso) può indubbiamente essere considerata, in valore assoluto, la migliore campana italiana di epoca moderna, oltrechè uno dei migliori LAb2 d’Europa. Il complesso più grandioso e forse più esemplare – purtroppo integralmente requisito nel 1917 – fu quello di quattro campane fuse nel 1901 per la Jesuitenkirche di Innsbruck, complesso lodato dagli esperti austriaci per resa e perfezione di suono.







A sinistra in alto e nel disegno sopra:
campana “Augustinusglocke” dell’Abbazia Muri Gries di Bolzano, LAb2, Ø mm 2009, kg 5026
anno 1895 Carlo Chiappani




A sinistra in basso:
campana “SS.Trinità”, facente parte di un complesso di quattro campane (MI2 kg 9906, SOL#2 kg 4814, SI2 kg 2586, DO#3 kg 1782) fuse da Carlo Chiappani nel 1901 per la Jesuitenkirche di Innsbruck;
Il complesso venne integralmente requisito nel 1917



In ambito mitteleuropeo, nel corso del secolo XIX, si affermarono fonditori di notevole validità e prestigio, fra i quali possiamo ricordare: Grassmayr (Austria), Paccard e Bolèe (Francia), Rüetschi (Svizzera), Eijsbouts (Olanda), Taylor (Regno Unito), Grosse, Kurtz, Mark, Perner, Rincker, Schilling (Germania). L’attività dei fonditori dovette subire un arresto forzato a causa della I Guerra Mondiale (1914 – 1918); nel corso del conflitto alcune zone (soprattutto l’Impero Austro – Ungarico) subirono una notevole requisizione di campane per fare fronte al fabbisogno di metallo per scopi bellici. Gli anni del primo dopoguerra videro il ripristino delle campane requisite con altrettante nuove, il più delle volte non all’altezza di quelle perdute; è il caso ad esempio del Sud Tirolo (Alto Adige), in cui molte pregiate campane (gran parte delle quali opera della ditta Chiappani) vennero rifatte a spese del governo italiano. Fra i fonditori attivi nell’opera di ripristino nel primo dopoguerra vale la pena di segnalare Luigi Colbacchini di Trento, il cui titolare, già attivo nella ditta Chiappani, ripropose con discreto successo le sagome del maestro. Il periodo fra le due guerre mondiali, soprattutto negli anni fra il 1925 ed il 1940, vide molte ditte europee impegnate a migliorare le proprie capacità produttive, con l’intento di adeguarsi al miglior standard qualitativo già espresso dai fonditori più capaci. La II Guerra Mondiale (1939 – 1945) non solo impose una nuova interruzione dell’attività fusoria, ma provocò anche una nuova massiccia perdita di campane, con danni incalcolabili su buona parte del continente europeo. La ricostruzione postbellica vide l’istituzione di vere e proprie politiche di ripristino del patrimonio campanario, politiche attuate fra il 1946 ed il 1960 circa. La Germania, che aveva subito in assoluto le maggiori perdite, dimostrò come sempre la sua superiorità in ambito campanologico, e i fonditori tedeschi vollero a loro volta fare fronte alle gravi perdite storiche con un incremento del livello qualitativo. Nel 1951 venne indetto il Convegno di Limburg, nel quale i fonditori tedeschi definirono ufficialmente il concetto di “campana di buona qualità” attraverso l’elaborazione di alcune severe “normative campanologiche”, valide per le campane nuove prodotte da quel momento in avanti. Tali normative, in realtà, riprendevano le migliori caratteristiche già da tempo assegnate alle campane da parte dei fonditori più preparati. Le convenzioni di Limburg divennero di uso comune per tutte le ditte mitteleuropee; le migliori fonderie non ebbero bisogno di adeguarsi essendo già perfettamente capaci di assolvere alle nuove regole. (Documenti di Campanologia VI.IL CONVEGNO DI LIMBURG E LE NORMATIVE CAMPANOLOGICHE MITTELEUROPEE).

Massimo fonditore europeo dell’ultimo dopoguerra fu indubbiamente il tedesco Friederick Wilhelm Schilling (1914 – 1971), formatosi nello stabilimento Schilling di Apolda, e trasferitosi poi a Heidelberg dove aprì una propria fonderia. Fra i capolavori di Friederick Wilhelm Schilling vanno sicuramente annoverati i concerti del Duomo di Friburgo in Bresgovia (15 campane anno 1959, maggiore SOL2, Ø mm 2133, kg 6856), del Duomo di Wurzburg (11 campane anno 1965, maggiore SOL2, Ø mm 2320, kg 9080), e del Duomo di Costanza (13 campane anno 1966, maggiore SOL#2, Ø mm 2270, kg 8349, in accordo con campane rinascimentali preesistenti). Le sagome prodotte da Friederick Wilhelm Schilling sono considerate le migliori in assoluto dell’epoca moderna, e vengono tuttora prodotte nello stabilimento di Karlsruhe.

Forma moderna delle campane studiata e realizzata da Friederick Wilhelm Schilling



Attualmente alcune università tedesche (Karlsruhe, Kempten), in collaborazione con alcune fonderie ed esperti campanologi di fama internazionale, realizzano progetti e laboratori di ricerca che prevedono l’utilizzo delle più moderne tecnologie allo scopo di studiare e migliorare ulteriormente la qualità delle campane.

Università di Kempten (Germania),
camera di suono appositamente attrezzata per il progetto di studio “Pro Bell”


Sagoma con tono parziale di
“Terza Maggiore” prodotta dalla ditta Eijsbouts di Aasten (Olanda)


Questa panoramica del percorso evolutivo subito nei secoli dalle campane, ci porta alla seguente conclusione:

Il campanologo che intende giudicare una campana, deve innanzitutto operare un inquadramento di tipo storico.
Le regole universali di analisi e di valutazione, applicabili alla struttura tonale e resa timbrica, dovranno considerare non solo la resa e precisione del suono in senso assoluto, ma dovranno anche tenere conto delle caratteristiche specifiche della produzione campanaria di ogni epoca.
Le campane storiche possono presentare imprecisioni tonali più o meno evidenti, imprecisioni che – a patto che rimangano comprese entro certi limiti – non sono da considerarsi difetti ma caratteristiche dell’epoca. Alle campane moderne, invece, è richiesta la maggiore precisione tonale possibile, una precisione non necessariamente di tipo matematico, ma in ogni caso con ridottissimi margini di tolleranza; le eventuali imprecisioni sono da considerarsi difetti, di più o meno grave entità.

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Bibliografia:

H. Drescher, H.G. Rincker
“Frankfurter Glockenbuch”
(capitolo “Glocken und technik” )

Frankfurt (D)
1998
W. Ellerhorst
“Handbuch der Glockenkunde”
Weingarten (D)
1957
Grassmayr
“Grassmayr, glockengiesserei seit 1599”
Innsbruck (A)
2004
K. Kramer
“Glocken und Geläute in Europa”
München (D)
1988
K. Kramer
“Die Glocke und ihr Geläute”
München (D)
1980
Rüetschi
“Fonderie de cloches H. Rüetschi ”
Aarau (CH)
1968
M. Schilling
“Glocken und Glockenspiel”
Lipsia (D)
1982
D. Schmidt
“Das Nürnberger Glockenbuch”
Norimberga (D)
2003
J. Wernisch
“Glockenkunde von Österreich”
Lienz (A)
2006


Collana “DOCUMENTI DI CAMPANOLOGIA”, autore Matteo Padovani, Verona 2004-2008

Vol. I
Vol. II
Vol. III
Vol. IV
Vol. V
Vol. VI
Vol. VII
Vol. VIII


Al presente elaborato “Documenti di Campanologia II. EPOCA STORICA DI FUSIONE E FORMA DELLA CAMPANA” hanno offerto la loro consulenza campanologica (in ordine alfabetico):

Roberto Botta, Alberto Bozzo, Luca Chiavegato, Leonardo Cocchi, Andrea Consolaro, Marvin Corno, Claude Graber, Cristopher Grassmayr, Johannes Grassmayr, Ettore Marchesin, Rüdiger Pfeiffer-Rupp, Ivo Radakovich, Valerio Rasi, Flavio Zambotto.

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